dic 20, 2009 - Dicembre 2009    Non ci sono commenti

Fede e speranza a Betlemme, città di pace senza pace

Jihad Khaled era un ragazzo di quindici anni come tanti altri, con il sogno di aprire un grande negozio che avrebbe strappato la sua famiglia alla povertà. Viveva a Biet Fajjar, a tredici chilometri da Betlemme, assieme ai genitori e ai quattro fratelli. Un pomeriggio di maggio, nel 2005, la sua vita cambiò. Nessuno nel suo villaggio era stato avvisato del fatto che l’esercito israeliano avrebbe condotto una missione di pattugliamento.

Betlemme, la basilica della natività

Betlemme, la basilica della natività

Tutti erano terrorizzati dai militari e Jihad non si sarebbe certo sognato di uscire di casa se l’avesse saputo. Ma non ne fu informato. Mentre stava andando in bicicletta vide i soldati a duecento metri di distanza e cercò di scappare.Ma era troppo tardi. I soldati l’avevano visto. E gli spararono alla testa. Un unico colpo che entrò dalla parte destra e uscì dalla fronte. Gli amici di Jihad dovettero aspettare che i soldati se ne fossero andati per portarlo all’ospedale più vicino.

Sua madre fu avvisata dai vicini. I media locali lo dichiararono morto e anche gli amici più intimi lo considerarono tale. Ma Jihad non lo era. Anche se non sarebbe più stato lo stesso di prima. Non avrebbe più parlato come soleva fare, non avrebbe più scorrazzato per le strade come gli piaceva fare. Metà del suo corpo sarebbe rimasto per sempre paralizzato. Dopo venti giorni di coma e dieci in un ospedale di Hebron, venne portato al Bethlehem Arab Society for Rehabilitation, dove trascorse i sei mesi successivi in un programma di riabilitazione intensiva.

Jihad migliorò progressivamente e tornò a essere indipendente in molte attività della vita quotidiana. E’ tornato a camminare, grazie a un dispositivo ortopedico per la sua gamba destra. Tutta l’assistenza gli è stata fornita gratuitamente, perché suo padre è disoccupato.

E’ in questo tumultuoso contesto di insicurezza e instabilità politica, economica, fisica, sociale che vive e lavora Edmund Shehadeh, fondatore e l’anima del BASR , il Bethlehem Arab Society for Rehabilitation, il più attrezzato centro di recupero per le persone portatrici di handicap presente in Palestina, con sede a Beit Jala, Betlemme.

Il medico è stato recentemente in Italia per una visita a Cassa Padana e ad altre Bcc nell’ambito di un progetto finanziario e istituzionale avviato dalla Regione Lombardia. “Vogliamo migliorare la vita dei palestinesi”, ha detto a Popolis, “Vogliamo offrire servizi sanitari di qualità ai bambini malati e agli svantaggiati. Ogni giorno ci chiediamo cosa possiamo per arrivare ad un’integrazione totale dell’handicap nella società, perché per ogni persona è fondamentale la dignità. Anche in queste terre difficili”.

“L’occupazione dei territori palestinesi”, ha spiegato, “continua a infliggere sofferenze insopportabili e continue a tutta la popolazione. Ma sono soprattutto i bambini e le persone diversamente abili a subire. Perché vivono ogni giorno situazioni traumatiche dalle quali non riescono né possono difendersi. I loro diritti fondamentali, alla vita, all’istruzione, alla salute, alla base di ogni sviluppo e benessere fisici e mentali, vengono negati e violati.  Vivere ogni giorno in condizioni di insicurezza e instabilità politica, economica, fisica, sociale ha prodotto così tanta violenza e un profondo vuoto di relazioni armoniche”.

Shehadeh, oggi alla soglia dei 70 anni, dopo la laurea in Francia, ha iniziato la carriera professionale come fisioterapista. Sebbene avesse una propria clinica privata e faccia parte di un’influente famiglia di Beit-Jala, distretto di Betlemme, ha deciso di mettersi a disposizione di numerose organizzazioni di volontariato in Palestina.

Per tutta la sua vita lavorativa si è sempre battuto contro l’emarginazione e la discriminazione delle persone diversamente abili da parte della società palestinese. Identificandosi nelle loro sofferenze, è sempre stato determinato a fare del proprio meglio per alleviarle e migliorare la qualità della loro vita.

Dal 1982 è Direttore Esecutivo del BASR. La sua leadership carismatica ha trasformato il centro da una delle tradizionali case dell’istituto Leonard Cheshire Disability a luogo di eccellenza nazionale e internazionale.
Oggi il BASR offre una vasta e specializzata gamma di servizi medici, riabilitativi, educativi, di orientamento professionale, psicologici e ricreativi alla popolazione palestinese, riservando un occhio di riguardo alle persone diversamente abili e svantaggiate. L’adozione di un approccio olistico per soddisfare i bisogni dei clienti è diventato con gli anni un modello da replicare all’interno della regione.

Il BASR ha realizzato anche modelli educativi inclusivi all’interno dei centri di assistenza sanitaria giornaliera che sono stati replicati da molte altre organizzazioni all’interno e all’esterno del distretto di Betlemme. Qui, i bambini con disabilità possono imparare, giocare e partecipare alle diverse attività svolte allo stesso livello dei loro coetanei.

Perché il BASR possa continuare la sua nobile missione, c’è bisogno che i suoi molteplici programmi e servizi a beneficio delle persone diversamente abili vengano sorretti dalla solidarietà e dal generoso supporto tecnico e finanziario dei tante persone di buona volontà. L’ospedale deve continuare la formazione del suo qualificato staff multi-disciplinare per farlo diventare leader e risorsa nelle diverse discipline. Il BASR ha bisogno di proseguire nelle attività a favore dei diritti delle persone diversamente abili perché abbiano le stesse possibilità e la stessa partecipazione nella società a livello nazionale e regionale. Va detto poi che il BASR ha un bilancio annuale di 7 milioni di dollari nord-americani che deve essere garantito attraverso donazioni per permettergli di fornire i servizi di cui hanno bisogno. La maggior parte dei suoi pazienti, infatti, non è in grado di coprire le spese per i trattamenti.

eb

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