lug 19, 2012 - Luglio 2012    Non ci sono commenti

“Italiani, aiutateci a sconfiggere il muro”

La signora che ci accompagna nell’ufficio del sindaco di Bet Jala è architetto e ingegnere. E’ lei che per conto della municipalità si sta occupando del muro che potrebbe essere costruito nella valle di Cremisan, nel territorio comunale di Beit Jala, alle porte di Betlemme.

Beit Jala

Ma rappresenta anche una della famiglie che il muro separerà dalle proprie terre. Secche, rosse e gialle, arse da questi 50 gradi di luglio, ma ricche d’alberi d’ulivo e da frutto che hanno imparato nei secoli a vivere di poco.

Abita a Beit Jala e ha i campi nella valle di Cremisan. Ciò significa che il muro le impedirà di coltivarli e che dopo dieci anni, così vuole una legge del periodo ottomano, ne perderà il diritto di proprietà.

Beit Jala è un paese a maggioranza cristiana, ben il 70%. Un’enormità se si pensa che la media di presenza cristiana in Palestina si aggira attorno all’1-2%.

I dintorni di Beit Jala

I dintorni di Beit Jala

Qui ci sono 17 scuole e una università. Il seminario del patriarcato latino ha sede in queste vie. Ma soprattutto c’è la più importante scuola di teologia. Tutto il clero cattolico del Medio Oriente viene a Beit Jala per i propri studi.

Negli ultimi anni il paese ha pagato un tributo altissimo alla colonizzazione israeliana nei territori occupati palestinesi.

Sulle colline ai lati della valle sorgono gli insediamenti israeliani di Gilo e Har Gilo. Terre espropriate ai palestinesi di Beit Jala e divise dalla valle di Cremisan.

Nessun muro le difende. Nessun problema di sicurezza per i coloni. Perché qui sono anni che non ci sono disordini. Gli stessi israeliani lo ammettono.

La Tunnel Road, dove solo gli israeliani possono correre “protetti” da possenti muraglie, spacca in due il paese.

Tunnel Road o Bypass 60

Tunnel Road o Bypass 60

 

E ora toccherebbe a Cremisan. Il polmone verde dell’area di Betlemme. La valle del più famoso vino palestinese, che gli israeliani gradiscono molto, il Cremisan. Il luogo dell’agricoltura e del tempo libero.

Ma anche del lavoro. Perché sono molti i palestinesi di Beit Jala che lavorano per il convento delle suore salesiane e il monastero dove i frati fanno il vino.

Convento e monastero sono un angolo di Italia in Palestina. Sono decenni che monaci e suore salesiane sono su queste terre. I primi hanno imparato a fare il vino, le seconde seguono centinaia di bambini palestinesi.

“Se l’area di Cremisan sarà chiusa dal muro, per il nostro paese sarà la fine“, ci spiega il sindaco, “la nostra gente perderà le proprie terre, non potrà più andare a lavorare al convento e alla cantina, non potrà più coltivare. Ma soprattutto non potremo costruire altre case. Beit Jala non avrà posto per espandersi e, ne sono certo, i cristiani di Beit Jala se ne andranno. Lontano, dove potranno ricostruirsi una vita”.

Il sindaco di Beit Jala

Il sindaco di Beit Jala

Secondo il sindaco l’unico potere in grado di contrastare questo progetto – la decisione della corte israeliana è attesa per la seconda metà di ottobre – è il Vaticano.

La municipalità ha scritto una lettera al Vaticano,ancora due anni fa, invitandolo a intervenire. Qualcosa è stato fatto. Se non altro i monaci sono stati convinti a entrare nella partita. E a opporsi anche loro al muro. Così come hanno fatto le suore salesiane.

“Le suore sono sempre state con noi contro il muro”, dice il sindaco, “mentre i monaci all’inizio propendevano per Israele. Ora hanno capito e si sono uniti alla nostra battaglia. In fondo sono in gioco anche le relazioni con l’Italia.

“Gli italiani devono aiutarci a proteggere il convento, il monastero, le nostre terre. Insieme contro questo muro. Vi chiediamo di unirvi a noi in questa lotta facendo pressione sia sul governo italiano che sul Vaticano. Non ci resta molto tempo”. (mp)

 

 

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