lug 21, 2012 - Luglio 2012    Non ci sono commenti

Farah

Dopo una giornata dedicata alle cooperative di micro credito delle donne di Nablus, cittadina a 60km a nord di Gerusalemme, mentre Macri, Silvano, Christian e Carolina fanno ritorno a Beit Jala, io mi fermo a Gerusalemme, dove vago per i quattro quartieri della Città Vecchia senza alcuna meta precisa.

La città vecchia

Dopo un breve incontro con la polizia israeliana che nel chiedermi se ero in possesso di hashish immagino avesse intenzione di intimidirmi e con un simpatico vecchietto che per qualche NIS mi fa da guida per una mezz’oretta, faccio amicizia con un commerciante di stoffe palestinese assieme al quale mi fermo a fare due chiacchiere fino alla chiusura della sua bottega.

Attraversiamo insieme i tre mercati coperti in un dedalo di viuzze strette fino ad arrivare alla porta di Damasco.

Lì ci separiamo, augurandoci simpaticamente buona fortuna e tanti auguri per il futuro – in particolare in vista del Ramadan che a partire da ieri e per i prossimi trenta giorni vieta ad ogni musulmano di toccar cibo e acqua dall’alba al calar del sole, malgrado questo caldissimo luglio.

Il mercato di Gerusalemme

Il mercato di Gerusalemme

Di corsa, zompo sul bus numero 21 diretto a Betlemme e che sta lasciando Sultan Suleiman road all’istante e, per sette shekel trenta, strappo il biglietto e prendo posto vicino ad una ragazza il cui capo è coperto da un grazioso velo chiaro.

Dopo pochi minuti, il bus sterza sul ciglio della strada e tre ragazze in tuta militare verde salgono per controllare i documenti.

Un ragazzo seduto qualche sedile davanti a noi viene gentilmente invitato a scendere, perché, come mi spiegherà in seguito Farah, il suo documento gli permette di essere ad Al Quds (Gerusalemme in arabo: la Santa) non oltre le sette di sera.

E al momento del controllo, le sette erano passate ormai da 23 minuti.

Nonostante ciò, ripartiamo col malcapitato a bordo. Non so se dover ringraziare lui o le giovani soldatesse in erba. Fatto sta che la perfetta coordinazione di entrambi mi ha permesso di fare la conoscenza della mia compagna di viaggio.

La porta di Damasco a Gerusalemme

La porta di Damasco a Gerusalemme

Intuisco che Farah ha la mia età, come mi confermerà nel corso della conversazione, e questo ci mette a nostro agio, permettendo ad entrambi di disinibire la curiosità che ciascuno prova verso l’altra.

E così mi racconta che a breve si sposerà e lascerà il Paese e Gerusalemme, dove è nata e dove lavora presso diverse scuole come educatrice per bambini disabili.

La conversazione prosegue in un inglese pacato e, senza nascondere un seppur timido entusiasmo, Farah mi parla del matrimonio. Lei e il suo futuro sposo si sono incontrati per la prima volta due settimane fa ad Amman, in Giordania.

Non potevano incontrarsi in Palestina, perché lui non aveva i documenti necessari per farle visita. Fanno parte della stessa famiglia, ma sono parenti lontani, si affretta ad assicurarmi lei.

Anche lui è palestinese ma oggi vive negli Emirati, dove lavora presso una banca ad Abu Dhabi. Ed è stata lei a volerlo incontrare prima di dire sì, perché, mi spiega, se avesse voluto avrebbe potuto rifiutarlo.

Purtroppo Fharah deve scendere a Giv’at HaMatos,senza lasciarci il tempo di conoscersi di più. (pf)

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