Il surreale a Hebron

di Fabio Ardigò

Se si vuole conoscere l’irreale è consigliabile fare un viaggio da queste parti, ma se si vuole conoscere il surreale non c’è niente di meglio che visitare Hebron. La popolazione è quasi totalmente araba, siamo all’interno della Cisgiordania. Tuttavia a presidiare la terra dove Abramo comprò una caverna a 700.000 dollari attualizzati (il fatto e la valutazione non sono frutto di ubriacatura di chi scrive, ma sono riportati su un volantino regolarmente distribuito presso la tomba dei patriarchi) sono stati importati 300 coloni per difendere i quali la città è stata militarizzata con la presenza di 2.000 soldati (anche in questo caso garantisco sulla sobrietà di chi scrive). I coloni occupano le case del centro ma non potendo integrarsi col resto della popolazione vivono in quelle che stanno ad un livello più elevato sulla strada; così abbiamo gli arabi che vivono a piano terra di un immaginario condominio e i coloni che stanno al piano rialzato. Dal momento che questi ultimi trovano molto più comodo lanciare la spazzatura dalle finestre che effettuarne regolare raccolta, fra le case dei palestinesi che abitano al livello più basso sono state stese delle reti per evitare che la spazzatura arrivi a imbrattare le loro strade. Passeggiare fra i vicoli del Suk con la spazzatura che pendola sulle proprie teste intrappolata fra le reti è stato ancora una volta davvero surreale. Ma ciò per cui Hebron è così visitata sono le tombe dei Patriarchi. Abramo, padre comune, metterà d’accordo tutti almeno una volta davanti alla sua tomba? Niente affatto! Moschea e sinagoga si dividono uno stesso edificio con entrate opposte e separate e con i sepolcri di Abramo e Sara al centro, visibili per tutti i fedeli solo dal lato da cui si è entrati; alcuni vetri antiproiettile evitano che fra una preghiera e un salmo scappi qualche pallottola verso chi sta sul fronte opposto. E per quanto riguarda figlio e nipote? Isacco e signora sono nella moschea (e quindi inaccessibili per gli ebrei) mentre Giacobbe e consorte sono ospiti della sinagoga (stessa sorte per i musulmani). Perplessi da quanto visto (in una città peraltro splendida e affascinante) torniamo alla macchina, pronti a tornare alla normalità, quando la nostra attenzione viene catturata da una signora che esce di casa dalla finestra calandosi grazie a una scala a pioli. A questo punto non siamo più nemmeno noi sicuri di essere sobri. Ma con poche parole anche questo mistero viene spiegato: la porta d’ingresso è dall’altra parte della casa, ma è stata murata dagli Israeliani. Siamo più tranquilli, per tutto c’è una spiegazione sensata.

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