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mar 2, 2012 - Marzo 2012    Non ci sono commenti

La prigione delle donne

Era iniziato come un normale diluvio. Acqua a secchiate mista a ghiaccio picchiettava come un esperto percussionista, diretta magistralmente da refoli di vento che la spingevano da ovest a est come un sipario su un palcoscenico e le davano la forza di risalire, sfidando la gravità, le strade di una Ramallah in collina.

Poi, di mattina, la scorsa settimana, la neve. E Ramallah, superato un comprensibile senso di smarrimento, si è lasciata andare alla festa. Il gioviale chiacchiericcio misto a risa dei bimbi, a fare pupazzi o a centrare bidoni delle spazzature come canestri, ci ha costretti in strada a gioire con loro.

Ramallah sotto la neve

Ma l’eccezionalità dell’evento atmosferico non ci inganna. Siamo qui con la missione di febbraio 2012 del progetto che Cassa Padana ha avviato in questi luoghi. Ramallah e i Territori Occupati non sono cambiati da un anno a questa parte: le stesse file ai check point, le stesse famiglie divise da un muro, la stessa menta, regina indiscussa di the, insalate e limonate.

Le cooperative di risparmio e credito che visitiamo, poi, nate dall’azione sociale del Parc, soffrono in modo anche più amplificato le ristrettezze di lavorare in una prigione a cielo aperto.

Esempio fra tutte la cooperativa di Gerusalemme, la cui coordinatrice non ha il permesso di entrare nella parte israeliana della città e non può quindi raggiungere i gruppi di socie che ci vivono. Ciò impatta sull’andamento finanziario dell’istituzione, sprovvista di chi si possa recare dalle donne a ricevere i pagamenti o a recuperare le rate scadute.

Ma non sono solo l’occupazione israeliana e il muro costruito che pesano sulle sorti di queste cooperative di risparmio e credito. In realtà, il vero problema è il ruolo di enorme marginalità sociale in cui versano le donne palestinesi. Per la legge palestinese, se una donna vuole aprire un conto di risparmio presso una banca a favore del figlio minorenne deve prima chiedere l’autorizzazione al marito. Un’autorizzazione che serve anche per ritirare i soldi che lei stessa deposita.

Siham, presidente della federazione di cooperative di risparmio e credito

Il marito, inoltre, potrebbe sbatterla fuori di casa in qualsiasi momento. Per questo, le cooperative sono l’unica possibilità per le donne di avere prestiti “di consumo”, cioè volti in principal modo a coprire emergenze o esigenze sanitarie ed educative dei figli. Questi prestiti sono più rischiosi e difficili da restituire per definizione, dato che non vengono impiegati in attività generatrici di reddito.

Quindi, è proprio per il loro ruolo di detonatore sociale che queste cooperative devono essere aiutate a diventare auto-sostenibili. La Palestina non può di certo farne a meno.

E nemmeno le donne nel mondo.

ott 21, 2011 - Ottobre 2011    Non ci sono commenti

La Palestina in Italia

È stato difficile far combaciare le agende, ma alla fine ce l’abbiamo fatta: la delegazione che fa capo al Parc, la più grande ong palestinese, che Cassa Padana aveva avuto il piacere di conoscere durante la precedente missione di marzo 2011 in Palestina, ci fa visita.
Per poter proseguire nel tracciare un progetto coerente di aiuto alla costituzione di banche di credito cooperativo nei territori occupati mancava solo questo passaggio e cioè che le persone che ci avevano accompagnato alla scoperta della cooperazione di credito palestinese potessero a loro volta contaminarsi con l’esperienza italiana.
L’impresa si era preannunciata insidiosa fin dal principio: complessi meccanismi che regolano la mobilità al di fuori di una Palestina non ancora stato avevano richiesto una serie di visti e dei tempi piuttosto lunghi per ottenerli. A settembre, infine, avevamo avuto la conferma del nulla osta a viaggiare di Khalil Shiha, direttore di Parc, Randa Zain, direttrice di Ucasc, la federazione di associazioni cooperative di risparmio e credito nata sotto l’egida dell’ong, e di Mohammad Abu Dalo, direttore di Reef for Finance, l’istituzione di microfinanza del gruppo.
Sopraggiunti improrogabili impegni istituzionali non hanno poi permesso a Khalil Shiha di viaggiare, ma Randa e Mohammad ci omaggiano con la loro presenza e vengono subito assorbiti da un tour serrato per fisici allenati.

Partendo da Cassa Padana e dal calore di chi vive ogni giorno l’esperienza di alcuni dei suoi progetti di mutualità esterna più di successo, i nostri interlocutori vengono accompagnati a Trento, Bolzano e infine a Rivolta d’Adda. La cooperazione trentina ha già relazioni con la Palestina attraverso progetti della Provincia autonoma di Trento, mentre la Federazione delle Cooperative Raiffeisen si sente accomunata dal destino di occupazione del popolo palestinese, per questo motivo l’esperienza trentina e alto-atesina sono realtà da far conoscere ai nostri ospiti. Rivolta d’Adda e la Bcc dell’Adda e del Cremasco sono invece una tappa obbligata, visto che il presidente della bcc, Giorgio Merigo, aveva accompagnato Cassa Padana durante la prima missione in Palestina di maggio 2009 ed è stato un protagonista costante durante questi anni di sviluppo del progetto.
Il tour italiano è un viaggio alle radici della cooperazione: i nostri ospiti vengono nutriti con i più sani principi che ispirarono e ispirano tuttora le casse rurali. A Trento e a Bolzano si pone l’accento sul controllo sociale tipico di strutture cooperative locali e sul patrimonio, la cui indisponibilità in caso di liquidazione della cooperativa é caratteristica peculiare e necessaria per garantire il futuro della cassa e delle generazioni a venire. A Rivolta d’Adda si mette in risalto l’importanza del movimento all’interno del sistema finanziario italiano, oltre che la lontananza dell’approccio cooperativo dalla beneficienza, considerata diseducativa.
Da parte loro, Randa e Mohammad arricchiscono con ulteriori rilevanti dettagli il racconto della loro esperienza in Palestina: le cooperative di risparmio e credito nacquero perché aiutare le donne con formazione sull’agricoltura era tempo sprecato se queste, lasciate sole per la vedovanza o per la prigionia dei mariti, non riuscivano a far quadrare i bilanci delle proprie famiglie. Nacque quindi l’idea di aiutarle ad avere un proprio progetto di generazione di reddito. La costituzione di cooperative di risparmio e credito fu poi un approdo naturale nel momento in cui i donatori che sostenevano con i loro finanziamenti il Parc iniziarono a imporre una cornice istituzionale distinta dall’ong all‘attività di concessione crediti, rispetto a quella tipica di formazione. Nel tempo, poi, alle cooperative si è affiancata anche un’istituzione di microfinanza e ora l’obiettivo del Parc è rafforzare l’attività di microcredito e quella delle cooperative inglobando le istituzioni che se ne occupano in un’unica banca gestita secondo principi cooperativi, una banca di credito cooperativo appunto.
Il sogno c’è. L’interlocutore adatto anche. Mancavano solo partner nel credito cooperativo adeguati per un progetto così ambizioso.

eb

mar 7, 2011 - Marzo 2011    Non ci sono commenti

Palestina, il Parc all’orizzonte

Sono passati quasi due anni della prima missione. In questo tempo, dedicato a lavorare a distanza con gli interlocutori conosciuti per trovare un punto di incontro sull’istituzione finanziaria che sarà, ci siamo resi conto che il cerchio non quadrava, le informazioni in nostro possesso erano ancora insufficienti e il quadro ricostruito durante la precedente missione frammentario.

Analisi successive avevano infatti messo in evidenza che una forma di cooperazione di credito già esiste in Palestina e viene praticata con un buon successo da vari anni. Questo tipo di istituzioni finanziarie poteva essere un buon punto di partenza per lavorare ad un’istituzione piú strutturata come una banca, in attesa che la legge che permette la costituzione di banche di credito cooperativo venga emanata.

Era quindi giunto il momento di andare a toccare con mano quell’esperienza, mancata per un pelo durante la prima missione.

Il Parc, ong nata nel 1983 da un gruppo di agronomi per sostenere i produttori agricoli dei territori occupati, ha aiutato la formazione di 12 delle 21 cooperative di risparmio e credito presenti ad oggi sul territorio palestinese.

Le cooperative nate sotto l’egida del Parc maturano dall’attività sociale di promozione di associazioni di donne finalizzata alla creazione di posti di lavoro e al sostentamento delle famiglie. È un ruolo importantissimo quello delle cooperative: di fatto, dando alle donne la possibilità di uno spazio comune di auto-organizzazione, esse possono amministrare autonomamente il proprio risparmio e concedersi prestiti, con un evidente effetto in termini di empowerment.

Le cooperative sono presenti in tutti i Territori Occupati, dalla Cisgiordania alla Striscia di Gaza, e sono espressione del villaggio di riferimento attraverso gruppi di donne che vanno dai quattro di Jerico ai sessanta della Striscia. Le donne hanno prima la possibilità di risparmiare un quantitativo fisso al mese che va a capitale sociale fino ad un ammontare di 500 dinari giordani (circa 500 euro). Una volta raggiunta la quota sociale minima, ogni donna può continuare a depositare i propri risparmi nella cooperativa con il riconoscimento di un interesse attivo e può richiedere un prestito pari a tre volte l’importo risparmiato, che funge da garanzia.

Jenin, alcune donne delle cooperative di risparmio e credito create da Parc

Jenin, alcune donne delle cooperative di risparmio e credito create da Parc

Il Parc sostiene le cooperative attraverso l’Ucasc, l’associazione cooperativa loro espressione che fornisce la consulenza e la formazione necessarie per svolgere il proprio ruolo sul territorio e raggiungere la sostenibilità.
Le cooperative sono a loro volta socie fondatrici assieme all’Ucasc e al Parc, tra gli altri, di Reef for Finance, un’istituzione di microfinanza che fa prestiti individuali e di gruppo ad agricoltori e allevatori palestinesi. Mentre le associazioni sono dedicate alle donne, Reef non ha pregiudiziali di genere. Anche Reef ha comunque una sua articolazione sul territorio dove emerge preponderante il ruolo dei responsabili di area, che possono contare sulla conoscenza diretta dei clienti e sul controllo sociale per il buon esito delle operazioni di finanziamento.

Khalil, Rula, Randa e Mohammad ci scortano a conoscere cooperative e beneficiari del Reef, in un tour che ci fa attraversare la Cisgiordania fino a Jenin, per terminare tra Hebron e Betlemme. Visitando ovili e pollai della Palestina, assieme a sale per matrimoni e serre, tutti progetti di cooperative e di clienti del Reef, ci rimangono impressi nella mente i sorrisi di queste donne, cosí orgogliose dei piatti palestinesi che ci preparano e che mangiamo con gli occhi pieni delle dolci colline che ci circondano. Le ultime volute di nargile ci segnalano che il nostro tour é finito e che si torna a casa, con la consapevolezza peró di aver trovato un valido partner con cui lavorare al progetto.
Questa volta non ci tocca la fortuna di poter ammirare almeno da vicino la Cupola della Roccia…l’orario invernale ci sorprende a metà mattina sotto una pioggia battente davanti ai cancelli della spianata delle moschee chiusi. Non ci resta che sbirciarla dal souq, davanti a guardie irremovibili.

eb

dic 20, 2009 - Dicembre 2009    Non ci sono commenti

Fede e speranza a Betlemme, città di pace senza pace

Jihad Khaled era un ragazzo di quindici anni come tanti altri, con il sogno di aprire un grande negozio che avrebbe strappato la sua famiglia alla povertà. Viveva a Biet Fajjar, a tredici chilometri da Betlemme, assieme ai genitori e ai quattro fratelli. Un pomeriggio di maggio, nel 2005, la sua vita cambiò. Nessuno nel suo villaggio era stato avvisato del fatto che l’esercito israeliano avrebbe condotto una missione di pattugliamento.

Betlemme, la basilica della natività

Betlemme, la basilica della natività

Tutti erano terrorizzati dai militari e Jihad non si sarebbe certo sognato di uscire di casa se l’avesse saputo. Ma non ne fu informato. Mentre stava andando in bicicletta vide i soldati a duecento metri di distanza e cercò di scappare.Ma era troppo tardi. I soldati l’avevano visto. E gli spararono alla testa. Un unico colpo che entrò dalla parte destra e uscì dalla fronte. Gli amici di Jihad dovettero aspettare che i soldati se ne fossero andati per portarlo all’ospedale più vicino.

Sua madre fu avvisata dai vicini. I media locali lo dichiararono morto e anche gli amici più intimi lo considerarono tale. Ma Jihad non lo era. Anche se non sarebbe più stato lo stesso di prima. Non avrebbe più parlato come soleva fare, non avrebbe più scorrazzato per le strade come gli piaceva fare. Metà del suo corpo sarebbe rimasto per sempre paralizzato. Dopo venti giorni di coma e dieci in un ospedale di Hebron, venne portato al Bethlehem Arab Society for Rehabilitation, dove trascorse i sei mesi successivi in un programma di riabilitazione intensiva.

Jihad migliorò progressivamente e tornò a essere indipendente in molte attività della vita quotidiana. E’ tornato a camminare, grazie a un dispositivo ortopedico per la sua gamba destra. Tutta l’assistenza gli è stata fornita gratuitamente, perché suo padre è disoccupato.

E’ in questo tumultuoso contesto di insicurezza e instabilità politica, economica, fisica, sociale che vive e lavora Edmund Shehadeh, fondatore e l’anima del BASR , il Bethlehem Arab Society for Rehabilitation, il più attrezzato centro di recupero per le persone portatrici di handicap presente in Palestina, con sede a Beit Jala, Betlemme.

Il medico è stato recentemente in Italia per una visita a Cassa Padana e ad altre Bcc nell’ambito di un progetto finanziario e istituzionale avviato dalla Regione Lombardia. “Vogliamo migliorare la vita dei palestinesi”, ha detto a Popolis, “Vogliamo offrire servizi sanitari di qualità ai bambini malati e agli svantaggiati. Ogni giorno ci chiediamo cosa possiamo per arrivare ad un’integrazione totale dell’handicap nella società, perché per ogni persona è fondamentale la dignità. Anche in queste terre difficili”.

“L’occupazione dei territori palestinesi”, ha spiegato, “continua a infliggere sofferenze insopportabili e continue a tutta la popolazione. Ma sono soprattutto i bambini e le persone diversamente abili a subire. Perché vivono ogni giorno situazioni traumatiche dalle quali non riescono né possono difendersi. I loro diritti fondamentali, alla vita, all’istruzione, alla salute, alla base di ogni sviluppo e benessere fisici e mentali, vengono negati e violati.  Vivere ogni giorno in condizioni di insicurezza e instabilità politica, economica, fisica, sociale ha prodotto così tanta violenza e un profondo vuoto di relazioni armoniche”.

Shehadeh, oggi alla soglia dei 70 anni, dopo la laurea in Francia, ha iniziato la carriera professionale come fisioterapista. Sebbene avesse una propria clinica privata e faccia parte di un’influente famiglia di Beit-Jala, distretto di Betlemme, ha deciso di mettersi a disposizione di numerose organizzazioni di volontariato in Palestina.

Per tutta la sua vita lavorativa si è sempre battuto contro l’emarginazione e la discriminazione delle persone diversamente abili da parte della società palestinese. Identificandosi nelle loro sofferenze, è sempre stato determinato a fare del proprio meglio per alleviarle e migliorare la qualità della loro vita.

Dal 1982 è Direttore Esecutivo del BASR. La sua leadership carismatica ha trasformato il centro da una delle tradizionali case dell’istituto Leonard Cheshire Disability a luogo di eccellenza nazionale e internazionale.
Oggi il BASR offre una vasta e specializzata gamma di servizi medici, riabilitativi, educativi, di orientamento professionale, psicologici e ricreativi alla popolazione palestinese, riservando un occhio di riguardo alle persone diversamente abili e svantaggiate. L’adozione di un approccio olistico per soddisfare i bisogni dei clienti è diventato con gli anni un modello da replicare all’interno della regione.

Il BASR ha realizzato anche modelli educativi inclusivi all’interno dei centri di assistenza sanitaria giornaliera che sono stati replicati da molte altre organizzazioni all’interno e all’esterno del distretto di Betlemme. Qui, i bambini con disabilità possono imparare, giocare e partecipare alle diverse attività svolte allo stesso livello dei loro coetanei.

Perché il BASR possa continuare la sua nobile missione, c’è bisogno che i suoi molteplici programmi e servizi a beneficio delle persone diversamente abili vengano sorretti dalla solidarietà e dal generoso supporto tecnico e finanziario dei tante persone di buona volontà. L’ospedale deve continuare la formazione del suo qualificato staff multi-disciplinare per farlo diventare leader e risorsa nelle diverse discipline. Il BASR ha bisogno di proseguire nelle attività a favore dei diritti delle persone diversamente abili perché abbiano le stesse possibilità e la stessa partecipazione nella società a livello nazionale e regionale. Va detto poi che il BASR ha un bilancio annuale di 7 milioni di dollari nord-americani che deve essere garantito attraverso donazioni per permettergli di fornire i servizi di cui hanno bisogno. La maggior parte dei suoi pazienti, infatti, non è in grado di coprire le spese per i trattamenti.

eb

Palestina chiama Italia

Composta da Edmond Shehadeh, direttore esecutivo del BASR (Bethlehem Arab society for Rehabilitation) – l’ospedale di riabilitazione di Betlemme visitato durante la missione di maggio di Cassa Padana in Palestina- Jihad Al Wazir e Riyad Abu Shehadeh, rispettivamente Governatore e Responsabile della Divisione Supervisione Bancaria dell’Autoritá Monetaria Palestinese, Fadi Kattan, decano dell’Universitá Cattolica di Betlemme, la delegazione palestinese in missione la seconda settimana di settembre in Italia, vivendo e conoscendo in prima persona la realtà del credito cooperativo italiano, ha potuto constatarne l’efficienza, l’operatività sul territorio e la sensibilità ai bisogni delle persone.

Cremona, Liuteria - interno

Giovedì 10 settembre il gruppo palestinese ha potuto ammirare la città di Cremona: accompagnati dalla gentilezza e disponibilità di Mari Lodi, responsabile della filiale di Cassa Padana in città, gli ospiti hanno apprezzato il centro cittadino ed ascoltato un brano musicale eseguito dal maestro Mosconi con uno Stradivari originale. Nel pomeriggio, dopo una visita all’ospedale di Leno al reparto di riabilitazione, la delegazione ha incontrato la dirigenza di Cassa Padana – che in Palestina ha avviato un nuovo progetto internazionale – per fare il punto della situazione del progetto di instaurare il credito cooperativo nel loro Paese.

La discussione, alla quale hanno partecipato anche Sergio Baia responsabile marketing della Federazione Lombarda e Giorgio Merigo presidente della BCC dell’Adda e Cremasco, è stata intensa e proficua: si è sviscerato il modello del credito cooperativo e il ruolo sul territorio, la filosofia che lo anima e le possibilità concrete di instaurare questo tipo di struttura in Palestina. La giornata è stata chiusa in bellezza con la visita al castello di Padernello e al suo particolare ponte vegetale.

Venerdì partenza per Roma, dove gli ospiti hanno potuto visitare la sede della Federazione nazionale delle Bcc: Carlo Barbieri, responsabile delle relazioni internazionali iccrea holding, ha esposto in un’esauriente relazione la funzione del credito cooperativo italiano. l’incontro più prestigioso è avvenuto senz’altro alla Banca d’Italia dove i palestinesi hanno potuto confrontarsi con Fabrizio Saccomanni e Stefano Mieli, rispettivamente direttore generale e direttore centrale.

Il rappresentante dell’Autorità monetaria palestinese ha chiesto una consulenza fattiva per integrare la legge sul microcredito, attualmente al vaglio nel suo Paese, con una clausola che preveda l’operatività delle Bcc, per permettere a questa nascente realtà di avere tutte le possibilità operative.

Dopo una breve visita a Castel Sant’Angelo e un gelato, gli ospiti palestinesi hanno raggiunto l’aeroporto per il rientro, con la promessa di un nuovo incontro in terra palestinese.

bp

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