Estrazione con il tag " Cremisan"
lug 14, 2014 - Luglio 2012    Non ci sono commenti

Cremisan, udienza rinviata

Gli avvocati di Society of  St.Yves hanno annunciato che l’udienza alla suprema Corte di Israele per il tracciato del muro che dovrebbe essere costruito nella valle di Cremisan, è stata rinviata a data da destinarsi.

L’udienza avrebbe duvuto tenrsi il 16 luglio.

Il video che spiega la situazione di Cremisan.

lug 21, 2012 - Luglio 2012    Non ci sono commenti

La messa degli ulivi

Chissà se gli abitanti dell’insediamento israeliano di Gilo si affacciano alla finestra il venerdì pomeriggio alle 16.30.

Chissà se guardano le bandiere palestinesi sventolare accanto all’altare improvvisato in mezzo agli ulivi, dall’altra parte della valle di Cremisan, a un chilometro di distanza in linea d’aria dalle loro case.

Chissà se riescono a immaginare le parole di padre Ibrahim Shaouli che dall’ottobre 2011, ogni venerdì, invoca e prega il Dio dei cristiani perché aiuti la valle, i suoi antichi alberi contorti, le sue vigne, le sue 58 famiglie palestinesi, contro il progetto di un muro che la potrebbe separare per sempre dalla comunità di Beit Jala, alle porte di Betlemme.

Se vedessero, se ascoltassero, se fossero qui, anche quei coloni israeliani penserebbero a questo muro come a un’ennesima follia.

Perché questo è il progetto del muro nella valle di Cremisan. Folle e senza pietà.
 

Viene invocato da Israele per le solite questioni di sicurezza (ma qui sono anni che non ci sono disordini o tensioni) che nascondono la volontà di confiscare altre terre per permettere altri insediamenti o l’ampliamento di Gilo e Har Gilo che si guardano, uno di fronte all’altro, dalle colline di Cremisan.

“Non è un segno di protesta questa messa”, spiega pacatamente padre Ibrahim. “Per impedire questo muro – la corte israeliana si pronuncerà fra ottobre e novembre – abbiamo parlato con tante persone, abbiamo chiesto aiuto a tanti. Ora ci rivolgiamo a Dio.
 

Nel giardino dei Getsemani, gli ulivi hanno pianto insieme a Gesù. Ora Gesù viene a piangere con noi, all’ombra dei suoi ulivi, dei nostri ulivi che con il muro perderanno per sempre coloro che li amano e li curano”.

Nel sommesso rumore del vento, cullati dalla struggente litania della musica araba, abbagliati dal sole, tutti qui sono certi della forza della preghiera.

“Questa è la valle simbolo della presenza cristiana in Palestina”, aggiunge Ibrahim Shaouli, “da più di un secolo i monaci e le suore sono testimoni vivi di questo luogo. Danno lavoro alla comunità di Beit Jala, al 70% cristiana, coltivano le terre, danno un’istruzione ai nostri bambini. I cristiani di Palestina si riconoscono in questo luogo di bellezza e pace”.

Solo qualche volta suore e monaci di Cremisan si sono uniti alla messa. L’azione legale contro il muro avviata dalle suore salesiane e alla quale solo in un secondo momento si sono uniti i monaci, ha scatenato inquietudini e timori legati anche alla necessità – per loro come per il Vaticano – di mantenere rapporti per così dire sereni con Israele.

Bruno, un volontario abruzzese del Vis che aiuta i monaci nelle vigne di Cremisan, conferma ogni timore: volontari e religiosi hanno il divieto di parlare con la stampa.

Lo ha deciso il Vaticano dopo che la diversa visione della questione fra convento e monastero, all’inizio dell’anno, è uscita anche sui giornali italiani.

Se le suore, fin dal primo momento, si sono affidate ai legati della Society of St.Ives per far valere le loro ragioni e non perdere la possibilità di fare scuola ai 500 bambini della comunità di Beit Jala, i monaci, invece, sono rimasti all’inizio più in disparte.

Padre Ibrahim Shaouli

Padre Ibrahim Shaouli

Le vigne che coltivano, dalle quali nasce l’unico vino palestinese (per ora), il Cremisan, con il muro potrebbero finire in area israeliana. E forse ciò non guasterebbe al commercio del Cremisan.

Ma non è questo il problema che interessa le 58 famiglie palestinesi che il muro separerà dalle proprie terre.

Né quello della comunità di Beit Jala o quella di Betlemme che qui hanno la loro valle più fertile, dal punto di vista ambientale davvero preziosa e luogo d’elezione per le passeggiate, i giochi, il tempo libero.

E’ piuttosto la necessità di difendersi a tutti i costi dal progetto israeliano di costruire un muro anche qui. L’ennesimo in un’area come la Cisgiordania, assediata da oltre 700 chilometri di muraglia che nei progetti dovrebbero arrivare a quasi un migliaio.

Dopo la costruzione del muro a Cremisan, sarà ancora più difficile raggiungere Betlemme da Gerusalemme.

Per i palestinesi della Cisgiordania ai quali già oggi è negato l’accesso alla città santa – se non con permessi che si riescono a ottenere con estrema difficoltà – sarà davvero impossibile. Non saranno solo i check point a fermare ognuno di noi.

Il rischio concreto è l’isolamento totale della Cisgiordania.

“Il Vaticano ha già fatto molto per i Palestinesi” assicura padre Ibrahim, “e anche in questo caso ci potrebbe aiutare. Ma Israele non ha paura di nessuno e pensa solo al proprio interesse. Se davvero credono in questo muro, il rischio è che vadano avanti, senza curarsi di nessuno”.

Ma sa bene padre Ibrahim che la speranza è da sempre la fedele sposa dei Palestinesi.

E che Cremisan potrebbe diventare un caso simbolo della lotta contro il muro. Vincere qui significherebbe aprire un’altra storia per la Cisgiordania.

Per questa speranza, per queste ragioni, ogni venerdì lo troverete lì. All’ombra degli antichi ulivi, in quella terra gloriosa che, fin da prima di Mosé, era un deserto che loro avevano fatto rifiorire.

 

lug 19, 2012 - Luglio 2012    Non ci sono commenti

C’era una casa tanto carina….

Questa è la storia di una casa molto carina in via dei matti n.0. Con la particolarità di trovarsi sul tracciato del muro che potrebbe essere costruito nella valle di Cremisan.

Le vigne della valle di Cremisan

Le vigne della valle di Cremisan

La casa si trova a diverse centinaia di metri dal monastero dei padri salesiani (rinomato per il commercio di vini prodotti dalla coltivazione delle delle famose viti che colorano di verde la valle), il quale a sua volta si trova vicino al convento dove i bambini di Beit Jala ogni giorno riempiono le classi e i cortili della scuola istituita dalle suore salesiane.

Nella maggior parte dei casi, quando un’abitazione si trova sul tracciato del muro, i militari riescono a espropriare le terre.

Non solo con argomentazioni attinenti alle ragioni di sicurezza,ma anche per la difficoltà di provarne il titolo di proprietà.  Senza considerare inoltre che le giurisdizioni israeliane sono le sole competenti in merito a simili questioni.

Quando in Corte si presenta una causa di simile natura, la procedura segue il cosiddetto salami system. Secondo questa pratica, il giudizio del tribunale verterà esclusivamente sulla (mini)porzione di muro in fieri in cui la terra è contesa.

Le vigne della valle di Cremisan

Le vigne della valle di Cremisan

Di conseguenza, i giudici competenti si limiteranno a pronunciarsi sull’oggetto di quella singola causa senza prendere in considerazione tutto il perimetro murario. Da ciò ne deriva che in nessun momento del processo la questione verrà affrontata attraverso una veduta d’insieme globale dell’intero tracciato del muro.

Non sono prevedebili che eventuali (micro)deviazioni.

Ora, se da un lato non possiamo che apprezzare la coerenza del sistema – poiché in effetti allargare l’oggetto del processo per tutta la lunghezza del muro potrebbe rappresentare causa di estenuante lentezza processuale dovuta alla complessità della questione, nonché costituire un’ultra petita (quando un giudice risponde a una domanda che non gli è posta) – d’altro canto  il salami system, permettendo di tagliuzzare le cause in tanti brevi tratti di muro,riesce a far perdere di vista il vero oggetto della questione.

La casa a Cremisan che sarà circondata dal muro

La casa a Cremisan che sarà circondata dal muro

Ovvero: un muro può veramente risolvere la questione? Un muro che separa e divide è realmente la soluzione a un conflitto che si trascina ormai da sessant’anni (per taluni anche da mille)?

Il muro rappresenta concretamente la risposta al diritto alla sicurezza invocata dai coloni degli insediamenti israeliani più vicini ai paesi palestinesi?

Per tornare alla casetta tanto carina, a differenza della maggior parte dei casi, questa volta il proprietario è riuscito a provarne il titolo di proprietà.

Il tunnel in costruzione per uscire dalla casa

Il tunnel in costruzione per uscire dalla casa

I militari sono stati quindi costretti a trovare un’alternativa affinché la costruzione del muro possa continuare nella valle.

Non potendo ordinare la demolizione della casa, i militari hanno deciso di lasciare che questa resti in quello che di fatto diventerà territorio israeliano, ma che in ogni caso un altro muro la circondi separandola così dal resto delle terre sotto giursdizione israeliana.

Di conseguenza, i suoi abitanti si troveranno costretti in un’area assai ristretta, dove da una parte si erge il famigerato muro alto nove metri e dall’altra l’altro muro, questa volta costruito su misura per contenere i pomeriggi in giardino dei bimbi.

Ma come?! sono rinchiusi fra i due muri? Ní. Infatti, e qui sta la triste arguzia umana, attraverso un pulsante a chiamata, la famiglia sarà messa in contatto con le autorità israeliane, le quali hanno previsto la costruzione di un tunnel sotterraneo che collegherà il giardino della casa al resto della loro proprietà. (pf)

 

lug 19, 2012 - Luglio 2012    Non ci sono commenti

“Italiani, aiutateci a sconfiggere il muro”

La signora che ci accompagna nell’ufficio del sindaco di Bet Jala è architetto e ingegnere. E’ lei che per conto della municipalità si sta occupando del muro che potrebbe essere costruito nella valle di Cremisan, nel territorio comunale di Beit Jala, alle porte di Betlemme.

Beit Jala

Ma rappresenta anche una della famiglie che il muro separerà dalle proprie terre. Secche, rosse e gialle, arse da questi 50 gradi di luglio, ma ricche d’alberi d’ulivo e da frutto che hanno imparato nei secoli a vivere di poco.

Abita a Beit Jala e ha i campi nella valle di Cremisan. Ciò significa che il muro le impedirà di coltivarli e che dopo dieci anni, così vuole una legge del periodo ottomano, ne perderà il diritto di proprietà.

Beit Jala è un paese a maggioranza cristiana, ben il 70%. Un’enormità se si pensa che la media di presenza cristiana in Palestina si aggira attorno all’1-2%.

I dintorni di Beit Jala

I dintorni di Beit Jala

Qui ci sono 17 scuole e una università. Il seminario del patriarcato latino ha sede in queste vie. Ma soprattutto c’è la più importante scuola di teologia. Tutto il clero cattolico del Medio Oriente viene a Beit Jala per i propri studi.

Negli ultimi anni il paese ha pagato un tributo altissimo alla colonizzazione israeliana nei territori occupati palestinesi.

Sulle colline ai lati della valle sorgono gli insediamenti israeliani di Gilo e Har Gilo. Terre espropriate ai palestinesi di Beit Jala e divise dalla valle di Cremisan.

Nessun muro le difende. Nessun problema di sicurezza per i coloni. Perché qui sono anni che non ci sono disordini. Gli stessi israeliani lo ammettono.

La Tunnel Road, dove solo gli israeliani possono correre “protetti” da possenti muraglie, spacca in due il paese.

Tunnel Road o Bypass 60

Tunnel Road o Bypass 60

 

E ora toccherebbe a Cremisan. Il polmone verde dell’area di Betlemme. La valle del più famoso vino palestinese, che gli israeliani gradiscono molto, il Cremisan. Il luogo dell’agricoltura e del tempo libero.

Ma anche del lavoro. Perché sono molti i palestinesi di Beit Jala che lavorano per il convento delle suore salesiane e il monastero dove i frati fanno il vino.

Convento e monastero sono un angolo di Italia in Palestina. Sono decenni che monaci e suore salesiane sono su queste terre. I primi hanno imparato a fare il vino, le seconde seguono centinaia di bambini palestinesi.

“Se l’area di Cremisan sarà chiusa dal muro, per il nostro paese sarà la fine“, ci spiega il sindaco, “la nostra gente perderà le proprie terre, non potrà più andare a lavorare al convento e alla cantina, non potrà più coltivare. Ma soprattutto non potremo costruire altre case. Beit Jala non avrà posto per espandersi e, ne sono certo, i cristiani di Beit Jala se ne andranno. Lontano, dove potranno ricostruirsi una vita”.

Il sindaco di Beit Jala

Il sindaco di Beit Jala

Secondo il sindaco l’unico potere in grado di contrastare questo progetto – la decisione della corte israeliana è attesa per la seconda metà di ottobre – è il Vaticano.

La municipalità ha scritto una lettera al Vaticano,ancora due anni fa, invitandolo a intervenire. Qualcosa è stato fatto. Se non altro i monaci sono stati convinti a entrare nella partita. E a opporsi anche loro al muro. Così come hanno fatto le suore salesiane.

“Le suore sono sempre state con noi contro il muro”, dice il sindaco, “mentre i monaci all’inizio propendevano per Israele. Ora hanno capito e si sono uniti alla nostra battaglia. In fondo sono in gioco anche le relazioni con l’Italia.

“Gli italiani devono aiutarci a proteggere il convento, il monastero, le nostre terre. Insieme contro questo muro. Vi chiediamo di unirvi a noi in questa lotta facendo pressione sia sul governo italiano che sul Vaticano. Non ci resta molto tempo”. (mp)

 

 

lug 17, 2012 - Luglio 2012    1 Commento

Benvenuti in Palestina

La grande strada che porta da Tel Aviv a Gerusalemme è in territorio israeliano. A destra e sinistra è Palestina.

Te lo annunciano i check point ai lati delle strade, in corrispondenza dei paesi. Te lo raccontano i minareti che svettano verso un cielo blu. Lo tocchi con mano nel muro che in alcune zone “protegge” la strada.

In neppure un’ora siamo ai piedi della città santa. Ma noi siamo diretti verso Betlemme.

Lungo la strada ci accompagnano gli insediamenti dei coloni israeliani in terra palestinese.

I check point, a quest’ora poco affollati. Siamo in Palestina ma i palestinesi non possono percorrere questa strada in auto. Solo a piedi. E con i permessi necessari.

A Beit Jala, il mondo in qualche modo cambia. Betlemme, profumata di gelsomino sfiorito e di frutta marcita al sole, è dietro l’angolo

In questo paese della Cisgiordania il cui nome sembra derivi dall’aramaico “tappeto d’erbe”, famosa per la lavorazione del legno d’ulivo, di erba non ce n’è più neppure un filo. Tutto è arso dal sole di luglio.

Qui a Beit Jala, 15.000 abitanti soprattutto cristiani e  con una minoranza mussulmana, con sei chiese di cui una ortodossa della Vergine Maria (la più antica) e due moschee, inizia il nostro lavoro.

Fra due ore incontriamo gli avvocati della Society of St.Ives che si occupa del caso Cremisan, dei suoi conventi e del muro che arriverà.

Fra preziose vigne. Per “questione di sicurezza”. (mp)

 

 

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